BENVENUTI NEL SITO DEI COMUNISTI UNITI PER PIOSSASCO
Pomigliano non si piega!
Il dato politico del referendum di Pomigliano sull'accordo separato firmato da Cisl, Uil, Ugl e Fismic, nonchè promosso dalla destra e dal Partito democratico, è chiaro.
Se al dato ufficiale di un risultato che vede i favorevoli al 62,2% vengono tolti capi, capetti e quadri, si puo' affermare che gli operai di Pomigliano hanno detto NO al ricatto Fiat nonostante le pressioni, le minacce di rappresaglia e la campagna diffamatoria nazionale di questi giorni nei loro confronti.
Tutti gli scettici che sostenevano che a Pomigliano ci sarebbe stato il plebiscito per Marchionne sono stati smentiti.
I lavoratori a Pomigliano si sono messi sulle spalle l’intero peso del conflitto di classe.
Sta alla Fiom ora e a noi tutti militanti di sinistra dare loro il massimo dell’appoggio. Non solo risponderemo con entusiasmo all’appello dei nostri compagni di Pomigliano (riportato qui di seguito) ma impegneremo tutte le nostre forze e le nostre energie per andare ai cancelli delle fabbriche a fare controinformazione, raccogliere fondi e promuovere appelli di solidarietà alla lotta.
A Pomigliano si giocano le sorti del conflitto di classe nel nostro paese. La lotta di Pomigliano è la lotta di noi tutti.
APPELLO DEL CIRCOLO PRC FIAT AUTO-AVIO DI POMIGLIANO
Come lavoratori e delegati iscritti al circolo di Rifondazione Comunista della Fiat di Pomigliano vogliamo fare appello a tutti gli attivisti politici e sindacali della sinistra per rompere il muro del silenzio che la Fiat e dei grandi mezzi di informazione stanno provando a costruire per isolare la nostra lotta. Quello che è chiaro infatti è che la Fiat sta usando tutti gli strumenti che ha, compreso tutto il suo peso negli organi di informazione, per manipolare la realtà, costringere i lavoratori ad accettare il suo ricatto e condizionare l’opinione pubblica dipingendo i lavoratori di Pomigliano e la Fiom come coloro che difendono un’azienda di fannulloni.
La verità è un’altra. Non solo negli ultimi anni flessibilità e ritmi sono aumentanti, così come la repressione aziendale fatta di licenziamenti e reparti confino, ma è anche fortemente diminuito l’assenteismo in fabbrica che attualmente è al 3,6% in linea con la media nazionale (secondo i dati forniti dalla stessa Fiat).
Come lavoratori abbiamo dimostrato di volere una missione produttiva per Pomigliano e per questo ci siamo battuti negli ultimi anni, con scioperi e manifestazioni fino all’occupazione dell’autostrada Roma-Napoli che ci è costata le manganellate della polizia e il fermo di alcuni nostri compagni.
Rifiutiamo però lo scambio tra lavoro e diritti anche perché capiamo che si inizia a Pomigliano per poi diffondere questo modello in tutte le aziende del paese, come si vede dal fatto che già all’Indesit ci sono richieste simili.
Sappiamo che attorno alla nostra lotta c’è sostegno e simpatia di tanti lavoratori e di tanti giovani che vivono quotidianamente lo sfruttamento nei luoghi di lavoro e l’oppressione della classe dominate nella società.
Per questo facciamo appello a voi a costruire assemblee, dibattiti, comitati di sostegno che nelle vostre realtà territoriali, nei vostri luoghi di lavoro e nelle vostre strutture sindacali portino la nostra voce attraverso una campagna di controinfazione e di raccolta fondi a nostro sostegno anche votando ordini del giorno in nostro sostegno.
Abbiamo bisogno della vostra solidarietà attiva e militante per rompere il tentativo di isolarci, estendere la lotta di Pomigliano e vincere questa battaglia.
RESISTIAMO UN MINUTO IN PIU’ DEL PADRONE
SALUTI DI LOTTA
email:pomiglianoinlotta@gmail.com
Gruppo su Facebook: Pomigliano non si piega
telefono: 3383607191
Riportiamo di seguito la clausola che permette il licenziamento libero, contro lo Statuto dei lavoratori e la Costituzione:
"15. Clausole integrative del contratto individuale di lavoro
Le Parti convengono che le clausole del presente accordo integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell’efficacia nei suoi confronti delle altre clausole."
- Statuto Fiom,
art. 7 - Democrazia sindacale
f) "È fatto espressamente divieto di sottoporre al voto tutto ciò che riguarda i diritti indisponibili delle lavoratrici e dei lavoratori."
Un voto per abrogare l'articolo 1 della Costituzione
di Giorgio Cremaschi
su Liberazione del 17/06/2010
Pare il sogno di Silvio Berlusconi. Un referendum che in una volta sola cancelli tutte quelle parti della Costituzione, tutti quei pesi e contrappesi nelle istituzioni, che danno fastidio alla
libertà dell’impresa e soprattutto a quella di alcuni imprenditori. Un referendum ove sia possibile solo il sì perché il no comporterebbe la minaccia di mettere in crisi tutto il bilancio dello
Stato. Per ora in Italia questo incubo non è realizzabile. Nonostante tutto alcune regole e garanzie di fondo lo impediscono. Senza particolare scandalo, però è su questo che si vuole far votare
i lavoratori di Pomigliano. Oramai è chiaro a tutti, anche a chi continua a far finta di non aver capito. Nello stabilimento Fiat campano non si discute più di produttività o di flessibilità,
l’azienda vuole imporre un altro contratto nazionale, un’altra legge dello stato, un’altra Costituzione. Nel nome del più antico dei ricatti: o rinunci ai tuoi diritti o non lavori. (...)
Che una cosa di questo genere piaccia a chi pensa che la Costituzione repubblicana è un inutile orpello, è comprensibile. E’ comprensibile anche che con essa siano d’accordo quei sindacati
complici, quella Confindustria che con la legge sull’arbitrato vogliono imporre ai lavoratori di rinunciare al diritto di andare dal giudice già al momento dell’assunzione. Così come ai
lavoratori di Pomigliano si dice che rientreranno al lavoro solo se si spoglieranno di tutti i loro diritti. Tutto questo è comprensibile in chi ha fatto del potere dell’impresa il totem assoluto
a cui sacrificare tutto.
Invece che il Partito democratico, la stampa che lotta contro i bavagli, l’opinione pubblica scandalizzata giustamente dall’attacco all’autonomia della Magistratura, che da questa parte non ci si
accorga che a Pomigliano si sta aprendo un buco nero che può inghiottire parti rilevanti della nostra democrazia, tutto questo è francamente incomprensibile.
Siamo davvero già così oltre i nostri principi fondamentali? Si è già davvero totalmente restaurata la ideologia ottocentesca secondo cui le libertà si fermano alle soglie dell’economia? Questo è
proprio ciò che la nostra Costituzione nega alla radice: che si possa avere una democrazia dei cittadini che non sia anche una democrazia dei lavoratori e nell’economia.
La Fiom ha detto no, è un atto di coscienza e coraggio che dovrebbe far felici tutti coloro che pensano che bisogna difendere la nostra democrazia dal degrado berlusconiano e tremontiano. E
invece si vedono balbettamenti, parole in libertà, appelli alle parti sociali. Quale vergognosa fiera dell’ipocrisia. E’ chiaro o no che la Fiat considera le leggi italiane una fastidiosa
variabile nei suoi bilanci di multinazionale? E’ chiaro o no che se a Pomigliano passa la deroga a tutto, nel giro di sei mesi tutto il sistema industriale italiano farà la stessa cosa? E’
proprio di questo, del resto, che parlano i commentatori quando dicono che la Fiom si oppone a nuove regole. Siamo in una drammatica crisi mondiale, che nasce dalla speculazione selvaggia e da
vent’anni di liberismo senza regole. Eppure improvvisamente pare che tutte le analisi sulla crisi, tutti i proponimenti di superare il mercato selvaggio, di dire basta alla speculazione e sì a un
economia più responsabile, vengano cancellati. Chi si preoccupa della salute fisica e psichica dei lavoratori di Pomigliano, costretti a ritmi e a condizioni di lavoro tra le peggiori d’Europa,
senza la possibilità di discuterle e criticarle. Chi si preoccupa del taglio dei salari, dei diritti, di un trattamento di malattia che è frutto del contratto del 1969. Orpelli, antistoriche
resistenze sindacali di fronte al dispiegarsi della libertà d’impresa.
Se non reagiamo ora con il massimo dell’indignazione, forse un giorno potremmo ricordarle davvero queste settimane. Come quelle dove in un solo stabilimento Fiat, con un referendum imposto a
lavoratori che avevano puntata alla tempia la pistola del licenziamento, fu abolito l’articolo 1 della Costituzione repubblicana.
"Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale.
Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani. Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso".
CAMPAGNA DI
MOBILITAZIONE A SOSTEGNO DI CUBA
il 28 aprile 2010 dalle ore 13,30 alle 16,30 sit in di fronte al parlamento europeo a bruxelles
al fianco di cuba e contro la risoluzione dell ’11 marzo
clicca su
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Traduzione El Vals Del Obrero
Artista: Ska-pTitolo: El Vals Del Obrero
Titolo Tradotto: Il Valzer Dell'operaio
Orgoglioso di essere nel proletariato
è difficile arrivare a fine mese
e dover sudare e sudare
per guadagnarsi il pane quotidiano.
Questo è il mio posto, questa è la mia gente
siamo operai, la classe prediletta
per questo, fratello operaio, con orgoglio
ti canto questa canzone, siamo la rivoluzione
Si SIGNORE! La rivoluzione,
SI SIGNORE!SI SIGNORE! Siamo la rivoluzione,
il tuo nemico è il padrone,
SI SIGNORE! SI SIGNORE! Siamo la rivoluzione,
Viva la rivoluzione
Ne ho piene le palle di sopportare le sanguisughe
che mi rubano la dignità.
La mia vita si consuma sopportando questa routine
che mi affoga ogni giorno di più.
Felice l'impresario, più calli nelle mie mani
i miei reni stanno per scoppiare.
Non un becco di un quattrino, ma continuo a contribuire
al tuo stato di benessere.
RESISTENZA!
Questo è il mio posto...
In questa democrazia c'è molta gente furba che sfrutta
spremendo la nostra classe sociale.
Non gliene frega un cazzo se hai quattordici figli
e la nonna non può operarsi.
Siamo gli operai, la base di questo gioco
che perde sempre
un gioco ben pensato, che ci fa stare zitti
e ti fottono se non puoi giocare.
RESISTENZA!
DISOBBEDIENZA!
NO TAV... NO SONDAGGI
S O L I DAR IETA' ALLA COMUNITA' DELLA VAL DI SUSA
IMPORTANTE LA PRESENZA DI TUTTI E TUTTE !!
Sabato 23 gennaio
manifestazione No Tav a Susa!
partirà alle ore 14 dal PRESIDIO NO TAV DI SUSA AUTOPORTO
Bettino e i nipotini, un sacco si fandonie
di Guido Iodice (http://www.dazebao.org/news/index.php)
ROMA - Ricorre quest'anno il decennale della scomparsa di Bettino Craxi, il più grande statista del secolo. Anche noi ci uniamo al coro di quanti commemorano la figura di quest'uomo così innovatore, riformista e quindi, per ciò stesso, incompreso. Molti i meriti che la Storia gli ascriverà. E' grazie a lui, ad esempio, che i lavoratori non sono costretti, ogni anno, a sfogliare avidamente i giornali per sapere di quanto è aumentato il loro stipendio in base all'inflazione.
Sotto la sua guida semplici impiegati e commessi viaggiatori poterono finalmente dormire nei wagon-lits immersi nel lusso delle lenzuola d'oro. "La nave va", soleva ripetere, ma anche il treno non era da meno.
Certo, non sempre i suoi sforzi furono coronati dal successo: l'Italia non ha mai raggiunto il primato assoluto per il debito pubblico tra i paesi del mondo. Però ci si è avvicinata, e di molto, e proprio grazie a Craxi. Quel lascito, che ancor'oggi ci vede tra i primatisti mondiali, è fin troppo misconosciuto dalle giovani generazioni.
Oggi lo commemoriamo, insieme a quegli eredi politici che ci ha lasciato e che ne perpetuano l'augusta memoria: Fratello Fabrizio Cicchitto, Franco Frattini, Renato Brunetta e ovviamente Silvio Berlusconi. E' grazie a loro che il riformismo di Craxi, le sue intuizioni politiche, il suo insegnamento, stanno modernizzando questo Paese.
Certo, abbiamo dovuto aspettare per vedere i frutti della sua politica. Ma finalmente il seme è germogliato.
Domenica 17 Gennaio, dalle ore 11.00 alle 17.00 vi sarà la festa di inaugurazione del presidio NoTav - No Trivelle della Val Sangone. Il Presidio è a circa 1,5 km dalla rotonda dell’Ospedale di Rivoli sulla strada verso Villarbasse.
- aperitivo
- pranzo
- musica
- assemblea popolare No TAV No TRIVELLE dalle ore 15.00
- i cibi preferiti
- il pane del fornaio
- la frutta di stagione
- i dolci della nonna
- il caffè e le tisane della zia
- i vini e le birre preferite
- piatti, posate, tovaglioli
- bandiere e striscioni No TAV
- adesivi, spillette, libri, ecc.
| I BLINDATI IN VALLE SUSA. | ||||||
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La carriera trentacinquennale di Alberto con i Cantovivo è stata caratterizzata da un lavoro di ricerca e studio con un denominatore comune: la coerenza delle parole legate ai fatti, dove la musica e l'arte non sono mai state condizionate dal business e dalle regole del mercato.
I Cantovivo nascono da un'idea di Alberto e Donata Pinti nel 1974, l'anno della rivoluzione dei garofani in Portogallo, come a lui piaceva ricordare. Dal 1979, anno di pubblicazione dell'album "Leva la gamba" vincitore del Grand Prix International du Disque di Montreux, le pubblicazioni di Alberto e dei Cantovivo sono state di un'importanza fondamentale per la storia del folk italiano ed europeo. Più di 2000 concerti in Italia e nel mondo, come i tour proprio in Portogallo, a Cuba, in Germania, con la musica che univa non solo cultura e divertimento, tradizione ed attualità ma anche passione e lotta. Quante sono le persone che lo hanno visto in occasione di Feste Popolari, Teatri, Circoli, Scuole e Stadi! Quante quelle che grazie a lui hanno conosciuto Victor Jara, Carlos Puebla, Josè Afonso, hanno cantato l'emigrazione italiana ("Partono gli Emigranti"), la guerra civile spagnola ("El ejercito del Ebro") i diritti dei lavoratori ("Grandola Villa Morena"), la lotta palestinese ("Palestina"), la resistenza vietnamita ("Il piccolo An"), il dramma del golpe cileno ("El Martillo"), la rinascita zapatista ("Basta y Hasta"), la tradizione partigiana ("Bella Ciao").
Nel 1999, in occasione dei 25 anni di attività, esce la prima edizione dei "Fogli Volanti" dove scrive storie di lotta e di esclusione sociale che si intrecciano con ballate emozionanti e canzoni divertenti, riassumendo nel migliore dei modi Alberto come artista e come uomo.
Ora Alberto non c'è più ma grazie al suo impegno, parafrasando proprio Victor Jara de El Martillo, se un martello e una campana sono caduti, tantissime altre persone hanno raccolto e raccoglieranno martelli e campane per avvisare delle ingiustizie e mille voci si alzeranno per cantare canzoni di lotta e di pace.
Sabato 9 gennaio alle ore 14,30 al teatro Perempruner di Grugliasco si potrà dare un forte abbraccio a lui e a tutta la sua famiglia.
L'ultimo concerto di Alberto Cesa, anima e voce del gruppo Cantovivo, al Circolo Don Chisciotte di Giaveno (TO), il 23 dicembre 2009.
da "IL MANIFESTO" del 8/1/2010
LUTTO
Alberto Cesa, un cantovivo «controcorrente»
«I fogli volanti/ erano i fogli/ su cui i cantastorie/ stampavano/ le loro canzoni/ per venderle/ in cambio della sopravvivenza/ e per raccontare,/ come in un giornale cantato,/ le piccole e le
grandi storie del mondo». Così Alberto Cesa, studioso e ricercatore di musica popolare, oltre che cantante, chitarrista, ghirondista e
fondatore nel '74 del marchio Cantovivo, raccontava in versi la genesi di I Fogli Volanti, quel libro più cd pubblicato dalle edizioni del manifesto nel 2000, divertente diario della sua attività
in giro per il Piemonte e per l'Italia, ma pure una sorta di memoria musicale dagli anni '70 in poi, quel canzoniere politico-popolare che ha ispirato entusiasmo e coscienza nei circoli della
sinistra, nelle fabbriche occupate, nelle manifestazioni e nei centri sociali.
Il giorno della Befana, Alberto Cesa, musicista controcorrente, ha chiuso gli occhi per sempre. Aveva 62 anni ed è stato uno
tra i principali interpreti del folk revival, più avanti diventato combat folk, anche se lui l'ha sempre chiamata semplicemente musica popolare. Aveva cominciato immergendosi nei luoghi antichi
della cultura tradizionale, incontrando i cantori e i suonatori tradizionali, e poi indirizzando la sua ricerca lungo due versanti: da un lato verso le radici più profonde della tradizione «di
casa», torinese e piemontese, dall'altro verso l'ancora un po' misterioso, e per questo ancor più affascinante, mondo degli strumenti tradizionali. Nei suoi trent'anni e oltre di avventura umana
e politica, di battaglie per un mondo di eguali, di concerti dove rivitalizzava il grande patrimonio di canti sociali e politici, passando dalla guerra di Spagna (El ejercito del Ebro) a quella
del Vietnam (Il piccolo An), da una dolce ballata tradizionale irlandese (Foggy dew, a cui viene adattato un testo italiano, che ricorda la rivolta di Pasqua del 1916) a un brano di Theodorakis
sul colpo di stato dei colonnelli in Grecia (Andrea), persino un omaggio agli zapatisti del Chiapas attraverso un canto popolare degli anni '60 (Nostro Messico). E poi El martillo di Victor Jara
e Hasta siempre comandante- Che Guevara, o la grande suggestione di Bella ciao col prologo della lettera inviata da un partigiano condannato a morte.
Sono oltre una dozzina gli album realizzati da Alberto Cesa, da solo o con la formazione Cantovivo, compreso Leva La Gamba, l'ellepi del 1979 con cui
conquistò l'Europa vincendo a Montreux il «Grand Prix International Du Disque». Nel 2007 aveva pubblicato Partono gli emigranti, sostenuto dalla Regione Piemonte, una raccolta di canti d'inizio
secolo dei lavoratori che andavano a cercare fortuna oltreoceano come Merica merica, Sante Caserio, Mamma mia dammi cento lire, Sacco e Vanzetti. Ma per salutarlo si possono ricordare le parole
finali di una sua famosa canzone Torinorossa, «Di notti come quella la storia ne ha milioni/ e tutte o quasi tutte sono strofe di canzoni/ ma quella notte fu forse l'ultima dell'antico girotondo/
degli incazzati che cantano la voglia di cambiare il mondo»
mercoledì 23 dicembre: CONCERTO DI NATALE
AVVISO
in preparazione dell'iniziativa di dicembre
facciamo una riunione mercoledì 18 novembre alle 21 alla sala Coop
Siete tutti invitati.
www.notav-valsangone.eu
Un golpe sindacale
di Giorgio Cremaschi
su Liberazione del 16/10/2009
Tecnicamente è un golpe. Come definire diversamente, infatti, la violazione brutale delle più elementari regole di democrazia con la sopraffazione della maggioranza da parte della minoranza? Fim
e Uilm da sole rappresentano a malapena un terzo dei metalmeccanici. La Fiom da sola ha raccolto, tra iscritti e voti, un consenso tra il 55 e il 60% della categoria. Nel 2008 è stato firmato un
contratto nazionale che prevedeva la durata della parte normativa fino alla fine del 2010. Eppure Fim e Uilm hanno unilateralmente disdettato il contratto in vigore, per applicare il nuovo
sistema derivante dall'accordo, anch'esso separato, del 15 aprile. Nella sostanza Fim e Uilm hanno preteso di cambiare le regole del gioco nel corso della partita, senza il consenso dei giocatori
più importanti e senza verificare con tutti se si era d'accordo. La Fiom ha semplicemente rivendicato il proprio buon diritto a rinnovare il contratto sulla base delle regole ancora in
vigore.
Ma nessun golpe riesce da parte di una minoranza, se dietro di essa non c'è un potere forte che la adopera e sostiene per i propri fini. Non sono i sindacati che fanno gli accordi separati, ma i
padroni. La Federmeccanica, dopo due rinnovi separati, aveva deciso per due volte di seguito di fare intese unitarie. Ora ha di nuovo cambiato idea. Perché? Sono gli stessi contenuti dell'accordo
che lo chiariscono.
Fim e Uilm hanno infatti accettato di svalutare il valore del lavoro dei metalmeccanici attraverso la riduzione del salario del nazionale. L'aumento è ridicolo e offensivo, 15 euro netti per un
operaio di terzo livello per tutto il 2010. La durata triennale non è accompagnata da alcuna garanzia rispetto all'inflazione, mentre si abbandona una conquista storica dei vecchi contratti, la
rivalutazione del valore punto. Tale conquista, che aveva migliorato il sistema del 23 luglio, faceva sì che ad ogni rinnovo contrattuale si trattasse su una base più alta del rinnovo precedente.
Ora, cancellato questo meccanismo, ci si predispone ad un andamento opposto: cioè che ogni contratto dia meno soldi di quello prima. A tutto questo si aggiunge la piena accettazione dell'intesa
confederale separata del 15 aprile 2009. Quella che dà il via alle deroghe al contratto nazionale, che riduce le libertà di contrattazione e i diritti individuali.
Già ora il testo firmato parla di conciliazione e arbitrato e limita l'autonomia di contrattazione in fabbrica.
Alla faccia di chi sosteneva che bisognava fare meno contratto nazionale per avere più accordi aziendali. Fim, Uilm e Federmeccanica, per non sbagliarsi, limitano tutti e due.
La Fiom ha chiesto il blocco dei licenziamenti e della chiusura delle fabbriche. Fim, Uilm e Federmeccanica hanno trovato una soluzione della crisi più lungimirante: l'istituzione di un ente
bilaterale che raccoglierà fondi con la promessa di dare, tra tre anni, qualche contributo a qualche lavoratore particolarmente disagiato. Una risposta diffusa e tempestiva, quando centinaia di
migliaia di lavoratori rischiano ora il salario e il posto. Ma l'importante è istituire un nuovo carrozzone, con il quale alimentare la collaborazione tra sindacato e imprese.
Potremmo andare avanti nello scoprire piccole e grandi porcherie nell'accordo, dal part-time selvaggio al peggioramento dei diritti per i contratti a termine, ma la sostanza è sempre quella. La
Federmeccanica e la Confindustria hanno deciso di svalutare il lavoro passando per la complicità - direbbe il ministro Sacconi - di Fim e Uilm. Pensano di farcela, anche se sanno benissimo che in
un referendum normale la grande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori travolgerebbe il loro accordo sotto una valanga di no. Pensano di farcela perché danno per scontato che nella
società e nella politica italiana sia oramai un luogo comune accettato da tutti che i lavoratori siano cittadini di serie B, per i quali non valgono le regole della democrazia. Si può fare un
golpe contro un contratto e la democrazia sindacale e presentare il tutto come un'evoluzione delle relazioni industriali.
La rivoluzione francese cominciò perché il sovrano faceva votare per "stati" e non per persone. Così aristocrazia e clero, pur essendo una ristretta minoranza, vincevano sempre contro il popolo,
che aveva un solo voto contro i loro due. Oggi si vorrebbe far votare i contratti per sindacati. Si conta la somma delle sigle e si dice "qui c'è la maggioranza". Anche se la grande maggioranza
delle lavoratrici e dei lavoratori sta da un'altra parte. I francesi fecero la rivoluzione perché non accettavano quel sistema medievale di decisioni. Oggi è al medioevo che si vogliono riportare
i lavoratori. E non solo loro.
La determinazione della Fiom e una sacrosanta ribellione dei lavoratori e dell'opinione pubblica fermerà questa deriva.
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da "Il Manifesto" del 23 giugno 2009
di Michele Prospero
REFERENDUM
Addio al mito del
capo
Con il sensazionale tonfo del referendum di Segni e Guzzetta si chiude un lungo ciclo politico che nessuno rimpiangerà. Tutto iniziò nel lontano
1992, con il demolitorio lavoro ai fianchi della partitocrazia condotto da un democristiano conservatore come Segni, al quale si affiancò ben presto un Pds culturalmente smarrito, che aveva una gran
fretta di buttare al mare il segreto storico del grande insediamento del Pci: la scommessa togliattiana in una democrazia organizzata dai partiti e integrata dal parlamento visto come fedele specchio
del paese.
Senza il "soccorso rosso" che nel dicembre del 1992 Occhetto decise di offrire ai referendari, la storia repubblicana sarebbe stata molto diversa da quella vissuta in questi 15 anni di seconda
repubblica perché, persino nella raccolta delle firme, il movimento di Segni aveva registrato un colossale fiasco. Il disegno dei postcomunisti e di Segni era quello di condurre una fulminea guerra
di liberazione dal regime dei partiti. E ciò di fatto comportava l'aggressione al parlamento "delegittimato" e la rinuncia alla proporzionale, responsabile unica della degenerazione dei
partiti.
Al cadavere putrefatto del vecchio sistema politico si volle dare una sepoltura rapida e definitiva con le esequie gestita da una presunta rivoluzione italiana affidata al tocco magico del
maggioritario. L'onda anomala così incautamente provocata sul corpo di una democrazia ferita finì per travolgere tutto, a cominciare da Segni e Occhetto che si illusero di essere loro i registi di
una nuova democrazia immediata destinata a funzionare senza più il corpo flaccido dei partiti. Una catastrofe culturale prima ancora che politica che è da considerare la vera tara occulta della
cosiddetta seconda repubblica. Un governo tranquillo della transizione era possibile in quei mesi terribili. Bastava semplicemente approvare, in poco tempo, il disegno di riforma costituzionale
proposto dalla commissione De Mita-Iotti. Prevedeva un neoparlamentarismo razionalizzato, un regionalismo rafforzato, e la proporzionale alla tedesca. Una riforma davvero coerente, e dal sicuro
rendimento istituzionale. Ma la fata malefica del referendum aveva reso ciechi gli eredi del Pci che affidarono ai giudici e al referendum per il maggioritario lo scioglimento dell'enigma della lunga democrazia bloccata.
Senza questi macroscopici errori originari del Pds (della serie come non si governano le transizioni politiche) non si sarebbe neppure affacciato il fenomeno Berlusconi. Il capo
patrimoniale-carismatico è emerso infatti dalle viscere di una democrazia malata proprio perché il referendum e il sistema maggioritario erano stati
grossolanamente rigonfiati come le irripetibili e miracolose occasioni per lavare le colpe della partitocrazia e assicurare una integrale rigenerazione della politica. Il nuovismo, in realtà, 15 anni
fa resuscitò i fantasmi del potere populistico-patrimoniale, con tutte le incredibili regressioni svelate nel corso degli anni. Per una sintomatica coincidenza, il movimento referendario capeggiato
ancora una volta da Segni è stato duramente sconfitto proprio mentre si consuma la lenta agonia del berlusconismo. Insieme sono venuti, insieme meritano l'oblio.
È matura ormai una riforma radicale del confuso e regressivo sistema politico maturato negli anni della seconda repubblica. Occorre una riforma di sistema che spazzi via il bipartitismo, che infranga
il mito che il capo è meglio delle assemblee. Il ritorno delle mediazioni, dei soggetti politici è indispensabile per affrancare il paese dalla infantile seduzione leaderistica spacciata come la
bandiera dell'innovazione e della modernità. Ci sono ancora in campo le culture politiche di un costituzionalismo democratico?
per i risultati delle elezioni comunali 2009 vai su:
http://www.comune.piossasco.to.it/elezioni/comunali/elez-com2009.htm
per i risultati delle elezioni 2009 vai su:
Ringraziamo tutti voi per aver votato la lista COMUNISTI UNITI PER PIOSSASCO, per averci dato la vostra fiducia, per…
GRAZIE !
Per aver creduto nel nostro progetto.
Ora, insieme a tutti voi, vogliamo continuare, creare, lottare … unire le proposte delle lavoratrici e dei lavoratori, della società civile e dell’associazionismo.
Continuate a seguirci numerosi sul nostro sito, ad inviarci i vostri contributi, suggerimenti e critiche.
Continuate a partecipare!
Comunicato sul risultato elettorale dei Comunisti Uniti per Piossasco
Il risultato elettorale raggiunto a Piossasco 436 voti (4,1%) è certamente al di sotto delle nostre attese e per pochi voti non ci consente di avere rappresentanza nel Consiglio Comunale.
Tuttavia questo risultato è, in un quadro generale di sconfitta della sinistra, un importante elemento di ripresa positiva, per diversi motivi:
1) I Comunisti da soli hanno superato il risultato della Sinistra Arcobaleno dell'aprile 2008 (era di 423 voti) e si sono dimostrati forza insostituibile della sinistra (la Sinistra Per / Verdi ha ottenuto 190 voti);
2) I Comunisti Uniti per Piossasco (diversamente che altre forze : PD, IDV,) hanno ottenuto più voti alle elezioni comunali che alle elezioni europee nello stesso giorno, nonostante l'isolamento (436 contro 373);
3)I Comunisti Uniti per Piossasco hanno dimostrato che è possibile svolgere un buon lavoro unitario, produrre un buon programma e superare lo sbarramento del 4%, aggregando forze fresche non appartenenti a nessuna delle vecchie formazioni;
4)I Comunisti Uniti per Piossasco, al di là della presenza nelle istituzioni, sono la dimostrazione che la RESISTENZA è possibile.
In conclusione, nella generale disfatta della sinistra, i nostri elettori hanno premiato la via da noi intrapresa: non molliamola.
I Comunisti Uniti debbono saper fare politica nel paese, non nelle istituzioni, per cambiare le idee delle persone e le pratiche sociali (in fondo è questa la chiave del successo di certa destra come la Lega Nord).
Il nostro è un programma buono su cui possiamo continuare a lottare: per ottenere risultati non è sufficiente avere qualche assessore o qualche consigliere di maggioranza, l'esperienza di questi ultimi anni lo dimostra, è più importante la mobilitazione della popolazione.
Abbiamo costruito un patrimonio di organizzazione e di contatti umani che non solo non va perso, ma che va approfondito.
I Comunisti Uniti vivono ancora e cresceranno, non solo a Piossasco.
Piossasco, 10/06/2009
Fabrizio Barbera (candidato a sindaco dei Comunisti Uniti)
AIUTIAMO L'ABRUZZO !!!
http://www.diariodallabruzzo.org/
http://www.partitosociale.org/
E' POSSIBILE SOTTOSCRIVERE ON LINE:
https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=2709047
COMUNICATO STAMPA
Dopo gli ultimi incontri con le altre forze di sinistra piossaschesi riteniamo
difficile la possibilità di riuscire a realizzare coalizioni con un programma ed un candidato sindaco nati da una discussione ampia ed approfondita :
* Per fare coalizioni omogenee bisogna condividere le proposte programmatiche.
* Per condividere un programma si deve parlare del
programma.
* Nessuno ha voluto discutere del programma, e quindi delle cose da fare, con i comunisti.
Manca poco alle elezioni e quindi tra pochi giorni inizieremo a
raccogliere le firme per presentare la Lista dei COMUNISTI UNITI PER
PIOSSASCO :
sarà una lista legata al territorio ed al mondo del lavoro.
Il candidato Sindaco sarà il compagno Fabrizio BARBERA, attualmente Consigliere comunale del PRC.
Siamo disponibili a continuare il confronto sul programma, e quindi sulle
COSE DA FARE PER PIOSSASCO, con chi, a sinistra, vorrà farlo :
se si troveranno le giuste convergenze noi siamo pronti, con il nostro candidato Sindaco, a realizzare le alleanze che sono mancate fin'ora.
Piossasco, 06.04.09
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I COMUNISTI UNITI PER PIOSSASCO
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